Etna

L’Etna Doc, storia della nuova frontiera dell’enologia italiana

I vigneti delle contrade etnee si sviluppano su terroir sabbiosi di origine vulcanica, ricchi di grande mineralità. Terre ricche di storie e di sapore che hanno ancora da raccontare.

Gli stessi vigneti che rappresentano oggi l’orgoglio dell’enologia siciliana, erano noti anche alle civiltà del passato, viste le origini antichissime della viticoltura alle pendici del vulcano. Le prime testimonianze risalgono al poeta greco Teocrito nel III secolo a.C. insieme ad alcuni reperti archeologici tra i quali  delle monete del V secolo a.C. giunte fino a noi.

L’Etna è stata la prima denominazione di origine controllata a conseguire il prestigioso riconoscimento della denominazione di origine. La DOC Etna, infatti, è stata riconosciuta con DPR dell’11.08.1968 pubblicato sulla GU del 25.09.1968. Il disciplinare è rimasto intatto dall’anno della sua pubblicazione, mantenendo inalterata la previsione dei vitigni autocnoni etnei, per la produzione dell’Etna DOC in tutte le sue tipologie Rosso, Rosso riserva, Rosato, Bianco, Bianco superiore e spumante.

L’area di produzione della denominazione di origine comprende parte del territorio dei comuni di Aci Sant’Antonio, Acireale, Belpasso, Biancavilla, Castiglione di Sicilia, Giarre, Linguaglossa, Mascali, Milo, Nicolosi, Paternò, Pedara, Piedimonte Etneo, Randazzo, Sant’Alfio, Santa Maria di Licodia, Santa Venerina, Trecastagni, Viagrande e Zafferana Etnea, sulle pendici dell’Etna, in provincia di Catania.

In base al disciplinare della DOC Etna, è consentito produrre il rosso da vitigni di Nerello Mascalese (minimo 80%), Nerello cappuccio o mantellato (massimo 20%) insieme ad altri vitigni idonei alla coltivazione da altre parti della Sicilia per un massimo del 10%.

Il risultato è un vino dal colore rosso rubino intenso dal sapore pieno, caldo e armonico. L’Etna rosso riserva deve essere invecchiato nella zona di produzione non meno  di quattro anni (a partire  dal 1º giorno di novembre dell’anno di produzione delle uve), di cui almeno uno in botti di legno.

L’Etna bianco, a sua volta, deve essere prodotto da vitigni autoctoni di Carricante (minimo 60%) e Catarratto (massimo 40%). E’ consentito altresì l’utilizzo di vitigni  Trebbiano, Minnella bianca e altri vitigni a bacca bianca,  ritenuti idonei alla coltivazione nella Regione Siciliana, singolarmente o insieme, fino ad un massimo del 15%. L’etna bianco DOC, così come il bianco superiore, si distinguono per  il colore giallo paglierino  ed un sapore secco, armonico, delicato e soprattutto fresco.

Per l’Etna rosato il disciplinare prevede l’utilizzo degli stessi vitigni dell’Etna rosso ma con la variante dellafermentazione “in rosato” delle uve rosse. È prevista anche la possibilità di una speciale fermentazione con una miscela di uve rosse/bianche e  anche con di una miscela di mosti rossi e bianchi. Il colore rosato tende al rubino e conferisce a questo grande vino un sapore intenso, caratteristico e armonico.

L’Etna spumante deve essere realizzato con la rifermentazione in bottiglia (metodo champenoise) per almeno 18 mesi. La percentuale di Nerello mascalese, non deve essere inferiore al 60% mentre l’utilizzo di altri vitigni siciliani è consentito fino ad un massimo del 40%.

Le bollicine Etnee si distinguono per il sapore pieno, armonico, dall’extra dry fino al brut. Il profumo è intenso e caratteristico con delicate note di lievito.

L’attenzione  al dettaglio  e la grande professionalità dei produttori etnei hanno fatto sì che oggi i grandi vini dell’Etna siano conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo.

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