ABOUT ETNASHIRE

Etnashire nasce dalla passione e dall’amore incondizionato per la nostra terra.

L’Etna, il nostro vulcano, il gigante irrequieto, che con la sua grandezza e con la sua storia fatta di miti e leggende affascina e toglie il respiro a chi si ferma ad ammirare la sua maestosità. Qui tutto è estremo. Se la si ascolta in silenzio, l’Etna con suoi suoni e la sua immensa forza  racconta una storia millenaria dove antiche divinità vi risiedevano e dove ancora oggi c’è sempre qualcosa di incredibile da scoprire. Il suo indescrivibile paesaggio sempre in continua evoluzione, la sua biodiversità e la sua inestimabile ricchezza rendono questa terra e tutto quello che produce una realtà unica al mondo.

Etnashire vuole accompagnarvi in un viaggio alla scoperta dei suoi colori, dei suoi sapori e tutto ciò che di meraviglioso questo luogo ha da offrire. Benvenuti in un universo unico fatto di gusto di fuoco e di luce!

IL TERRITORIO

Tra i 500 e i 1400 metri di altitudine, si trovano  i vigneti più rappresentativi dell’enologia etnea. Proprio a questi vigneti si deve la più antica Denominazione di Origine Controllata siciliana, istituita nel 1968. Ma il legame tra il vulcano e il vino risale ad epoche antichissime: ritrovamenti di tralci di vite sull’Etna ci portano infatti a cavallo tra la fine del neolitico e l’inizio dell’era dei metalli, ossia a 4 o 5 millenni or sono. Probabilmente si trattava di vite selvatica, curata in seguito all’arrivo dei popoli mediterranei che s’insediarono nell’isola. Si deve infatti ai fenici e poi ai greci l’introduzione di nuovi sistemi di coltivazione e di produzione del vino, che veniva commercializzato in tutto il Mediterraneo.

UNA TERRA UNICA

Condizioni uniche di clima e di terreno determinano la tipicità delle uve e del vino dell’Etna. Alle quote più alte gli sbalzi termici tra il giorno e la notte (notevoli, fino a 13-15°C in luglio e agosto, nel periodo di invaiatura) consentono una maturazione fenolica e aromatica fondamentale per il colore e il sapore delle uve rosse, e per l’aroma delle uve bianche. Il terreno vulcanico (ripiddu) è inoltre ricchissimo di potassio (con concentrazioni doppie rispetto agli altri terreni) che fornisce un equilibrato tenore zuccherino alle uve e un giusto rapporto tra acidi e alcoli.

NERELLO MASCALESE

Il nerello mascalese è un vitigno autoctono delle pendici dell’Etna. Viene coltivato fra i 350 e i 1000 s.l.m. Il suo nome è dovuto al fatto che da secoli viene coltivato nella zona della Contea di Mascali su dei terreni costituiti, per gran parte, da sabbie vulcaniche. La sua uva ha una caratteristica forma oblunga e di colore rosso chiaro. Matura molto tardi e la sua vendemmia viene effettuata fra la seconda e la terza settimana di ottobre. I vini prodotti con questo vitigno sono ad elevata gradazione alcolica (13-14°) e destinati ad un lungo invecchiamento. Apportano, inoltre, una grande variabilità a seconda della zona di coltivazione, presentando, infatti, una notevole sensibilità all’annata ed al territorio di provenienza.

NERELLO CAPPUCCIO

Il nerello cappuccio (conosciuto anche come Nerello mantellato) è un vitigno coltivato alle falde dell’Etna nella provincia di Catania, e concorre alla produzione dei vini Etna DOC. Il nerello cappuccio è un vitigno autoctono che cresce sulle pendici del vulcano Etna fra i 350 e i 900 s.l.m.. Esso concorre, per circa il 20% alla produzione del vino Etna Rosso. Il suo nome è dovuto alla particolare conformazione della pianta, coltivata ad alberello. La sua origine non è nota ma viene coltivato in loco da diverse centinaia di anni. La sua produzione è andata calando anno dopo anno e per un certo periodo se ne è temuta l’estinzione. Come il nerello mascalese, viene raccolto molto tardi, verso la metà del mese di ottobre.

CARRICANTE

Il carricante (carricanti), da sempre esclusivamente coltivato nella zona etnea, è un antichissimo vitigno autoctono diffuso particolarmente nel versante est dell’Etna. Solitamente nelle contrade più elevate dove il nerello mascalese difficilmente maturava o nei vigneti in miscellanea con lo stesso nerello mascalese e con la minnella bianca (altra varietà autoctona).